La Charta 88 PDF  | Stampa |
PACIFICO RITORNO DI ISTRIANI, FIUMANI E DALMATI, LIBERI
NELLA LORO TERRA
 
ISTRIANI FIUMANI E DALMATI, PROFUGHI O RIMASTI NELLA LORO TERRA,
RILETTI i documenti diplomatici dal Trattato dl Pace a quello di Osimo ed i solenni documenti sul diritti dell’uomo, proclamati dopo il 1940 da supremi consessi (sintetizzati nelle “premesse” a questa Charta);
 
INCORAGGIATI:
- dalle promesse dl Gorbaciov di allentamento del regime marxista, indicato anche da studiosi iugoslavi di economia come il rimedio necessario per il risanamento economico del vicino paese;
- dalla riduzione dei missili schierati in Europa e dal ritiro sovietico dall’Afganistan;
- dai  fremiti di libertà ed  autonomia  che  sorgono  da Mosca a  Capodistria,  dall’Armenia  al  BaltIco;
 
OSSERVANDO alla luce dei fatti che finora solo a parole l'Italia e la Iugoslavia hanno ripetutamente affermato la volontà dl incontrarsi amichevolmente sul “confine più aperto d’Europa”;
 
RITENENDO MATURI I TEMPI per mettere le due nazioni di fronte alle loro responsabilità storiche nei confronti delle popolazioni di confine, che profughe o in pericolo di assimilazione, hanno pagato per tutti il prezzo della guerra;
 
DESIDEROSI E CONVINTI dl operare pacificamente per un mondo migliore;
 
RIBADISCONO i loro irrinunciabili diritti, facendo naturalmente propri quelli già riconosciuti in linea di principio, ma obiettivamente male realizzati, come una valida salvaguardia della nostra cultura in esilio, un' efficace tutela degli italiani rimasti oltre confine, come un equo e non solo simbolico indennizzo dei beni perduti, o la recente richiesta di reciprocità nel riconoscimento dei contributi previdenziali versati nell'altro Stato.
 
I PROFUGHI INTENDONO RIVENDICARE L'ORGOGLIO DELLE LORO RADICI E RIAFFERMARE DI FRONTE ALL' ITALIA, ALLA IUGOSLAVIA ED AL MONDO CHE:
 - i loro diritti umani e civili sono stati brutalmente calpestati da preminenti interessi, da meschini inumani compromessi delle grandi potenze, da accordi rinunciatari di governi italiani senza prestigio, complessati dalla guerra perduta, per cui furono vani l'antifascismo e la resistenza, inesistente il collaborazionismo iugoslavo;
 
- le popolazioni di confine da Zara a Fiume, a Gorizia non solo hanno sofferto per l'occupazione iugoslava (foibe, deportazioni, maltrattamenti), ma sono state vittime di disgustosi compromessi politici, diplomatici ed economici intercorsi prima fra “i grandi”, poi fra Italia ed Iugoslavia, sempre a danno di istriani, fiumani e dalmati, triestini e goriziani;
 
- la più disumana violazione del principio di autodeterminazione dei popoli, ripetutamente perpetrata, e l'amministrazione comunista violenta e liberticida delle terre occupate hanno determinato l'esodo della maggioranza della popolazione e cioè di non meno dei “300.000 istriani che hanno lasciato l' Istria” di cui si è ufficialmente vantato Tito il 29 dicembre 1972;
 
- Italia ed Iugoslavia, nell' auspicato clima di rinnovata amicizia adriatica, devono fondare tutti i loro rapporti politici, diplomatici ed economici, in particolare quelli relativi alle popolazioni di confine, su una base di obiettiva dignità e parità, superando i complessi del vinto e del vincitore;
 
- in tale irrinunciabile cornice di pari diritti e doveri, ITALIA ED IUGOSLAVIA DEVONO IMPOSTARE LE LORO RELAZIONI SU UNA RIGOROSA RECIPROCITA', INCLUSO L' IMPEGNO A:
 
- RIPARARE, nei limiti del possibile, A TUTTE LE INGIUSTIZIE storiche o recenti, palesi violazioni di diritti umani e civili universalmente proclamati o di impegni mutuamente sottoscritti, RICONOSCENDO AI NATI IN ISTRIA, A FIUME, IN DALMAZIA, ED AI  LORO EREDI:
 
I DIRITTI:
 
= al ritorno nella loro terra, con un'amichevole rilettura dell'art. 19/3 del Trattato di Pace (*), applicato dalla Iugoslavia del tempo stalinista in maniera arbitrariamente xenofoba, certamente al di là delle intenzioni degli altri 20 firmatari;

= al mantenimento per chi ritorna o al riacquisto per i connazionali rimasti nella loro terra che lo chiedessero, della cittadinanza italiana, nel quadro di detta rilettura (*);

=  al pieno godimento dei diritti umani e civili elencati nella dichiarazione dell'ONU;

= alla restituzione, entro limiti ragionevoli, della proprietà confiscata, o di altra di equivalente valore, in cambio della restituzione del simbolico indennizzo;
 
= alla riduzione a tempi tecnici, di ore o di qualche giorno, come avviene attraverso altri confini, dei due o più mesi “politici” richiesti ora per il trasferimento dei morti attraverso il confine, per chi è in possesso della ricevuta del pagamento della tassa sulle tombe.
 
ISTRIANI. FIUMANI E DALMATI PROFUGHI, IN ATTESA CHE I CONNAZIONALI RIMASTI POSSANO CHIEDERLI LIBERAMENTE, PROPONGONO COME IRRINUNCIABILI I SEGUENTI:

DIRITTI PER GLI ITALIANI  D‘OLTRE CONFINE:

- garanzia di non essere discriminati, come italiani, di avere scuole italiane, di libertà di uso della propria lingua, di libere associazioni e liberi sindacati, di supporti alle loro istituzioni culturali, ecc., in analogia con quanto già concesso agli sloveni in Italia;

- autonomia delle organizzazioni italiane d’oltre confine dall’Alleanza Socialista del Popolo Lavoratore, in modo che esse possano finalmente rappresentare quelle libere “organizzazioni culturali italiane ... nell’area che viene sotto amministrazione iugoslava” a cui faceva riferimento la lettera dl Velebit a Brosio del 5/10/1954, annessa al Memorandum di Intesa di Londra. con cui la Iugoslavia si impegnava a concedere ad esse “edifici addizionali (?) per le loro attività culturali”. Questo era l’impegno iugoslavo, di fronte a quello italiano, poi mantenuto, di costruire ed arredare la nuova casa di cultura slovena di Via Petronio e di concedere agli sloveni la “Narodni Dom” a S. Giovanni ed una casa a Roiano o in altro sobborgo di Trieste;

- allargamento dei rapporti di dette organizzazioni col “Paese d’origine” tramite istituzioni, associazioni politiche e cultura1i, con l’eliminazione dell’attuale limitazione ad una ristretta lista di enti;

- possibilità di riconoscersi, senza preventivi permessi, nella bandiera ufficiale della Repubblica Italiana, come nel mondo libero ed in Italia in particolare, ogni cittadino può fare col simbolo ufficiale della propria nazionalità;

- libertà di onorare la memoria dei rappresentanti della loro cultura e della loro storia, graditi o meno che siano ai rispettivi amministratori pro-tempore, da Carlo Combi a Nazario Sauro, come gli sloveni di Trieste e Gorizia onorano, senza censura, Srecko Kossovel e Pinko Tomazic.

Trieste – Gorizia, maggio 1988

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(*) L’art. 19, comma 3 del Trattato di Pace afferma:
”Lo Stato al quale il territorio è ceduto potrà esigere dalle persone che eserciteranno il loro diritto d’opzione che esse trasferiscano la loro residenza in Italia entro un anno ….” (“pourra exiger ... qu’elles transferent leur residence en Italie…” ). Oltre all’osservazione che poteva anche intendersi la residenza anagrafica, non quella fisica, si ricorda che sono ancora residenti in Iugoslavia dei cittadini italiani, divenuti tali per l’opzione fatta dopo il 1918.